Avvicinarsi al 3D

Siamo Teresa Florio e Roberta Aru, del Team per l’innovazione digitale dell’Istituto Comprensivo “Deledda Pascoli” di Carbonia (CAIC87600T) e volevamo condividere nel blog l’attività proposta ad alunni e genitori in occasione della settimana del PNSD 2016.

Il gioco “Avvicinarsi al 3D”  è consistito in una caccia al tesoro tra il reale e il virtuale dove, girovagando fra i vari “pianeti”, attraverso qr-code, puzzle, suoni, immagini in 3D e “quizziz”  genitori e alunni della scuola primaria e secondaria di I grado, hanno potuto provare e sperimentare l’impiego del digitale e del tridimensionale nella didattica.  L’attività intendeva far conoscere  le potenzialità delle recenti acquisizioni dell’Istituto: i progetti PON-FESR (Asse II Obiettivo specifico 10.8)  hanno permesso alla scuola di usufruire del cablaggio LAN/W-lan di tutte le sedi, di nuovi ambienti per l’apprendimento e strumenti quali tablet per il BYOD, stampante 3D, scanner, ecc.  Inoltre, si voleva far riflettere su come la tecnologia sia vicina a noi e modifichi il nostro modo di vivere, in un contesto in continuo mutamento e di quanto, nel quadro delle competenze  per il XXI sec., le digital skills siano indispensabili alla formazione dei nostri ragazzi .

Attraverso un percorso a squadre composto da giochi e domande, cui ciascuno poteva accedere con il proprio device o con un tablet messo a disposizione della scuola, si arrivava alla ricostruzione della frase: “Insegnami l’arte dei piccoli passi” tratta dalla preghiera di  Antoine de Saint-Exupéry.

Il Prezi: prezi.com/gpk2k-0_n18z/?utm_campaign=share&utm_medium=copy

DOV’È FINITO IL MIO FLOPPY DISK?

Uno come me, nato non digitale, si ricorda di certi strumenti che oggi non sono più utilizzati. Chissà a quanti di voi sarà capitato di cercare il cambio tra 200 lire ed un gettone telefonico! Oggi entrambe le cose non esistono più.

Vi offro, io che ho vissuto sin dall’inizio l’evoluzione dell’informatica, la mia visione di questo periodo attraverso gli strumenti da me utilizzati in questo settore.

Il mio percorso di studi mi ha portato, dopo il diploma al liceo classico, ad iscrivermi all’Università di Pisa, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, corso di studi in Informatica. Fino a quell’anno (1983!) la scienza dell’informazione era una materia pressoché sconosciuta. Mi ricordo, in quegli anni, che quando si andava all’anagrafe per fare la carta di identità, l’impiegato cercava in uno schedario una fiche metallica, con sopra incisi in rilievo i tuoi dati, li metteva in una stampatrice a pressa e veniva fuori il tuo documento.

Quell’anno ci fu il boom di iscritti in informatica, talmente tanti (più di 3000) che colse impreparati anche i docenti. Che non fecero sconti! Il primo anno ci fu una mortalità di studenti di oltre il 50%, e così via tutti gli anni successivi. Quando ci laureammo, noi superstiti stavamo comodi in un’aula. Comunque, il nostro percorso di studi fu pionieristico. Mancavano del tutto testi in italiano, e ci dovemmo adeguare all’inglese. Il laboratorio di informatica della facoltà era un bugigattolo con 10 terminali, connessi ad un PDP11, e ci dovevamo prenotare per il loro utilizzo. Per visionare il risultato del tuo elaborato, dovevi attendere il giorno dopo, quando il tecnico metteva la stampa del tuo lavoro in una mensola divisa in comparti.

Per permettere di esercitarmi nell’arte della programmazione, i miei genitori decisero allora di acquistare un Apple II, fantastica macchina a 8 bit. A quei tempi, una vera fuoriserie, e mi ricordo che costava altrettanto.

Quanto tempo davanti a quello schermo a fosfori verdi, a programmare in Basic e ad assaporare i primi rudimenti dell’informatica. Pensate, a quei tempi nei piccoli computer non c’era l’hard disk, ma c’erano due floppy disk da 5.25 pollici (160 KB), uno per il sistema operativo, uno per caricare e immagazzinare i dati, da inserire ognuno nel proprio slot.

E dopo qualche mese, arrivò il lettore di audiocassette, sulle quali erano memorizzati programmi già pronti, che solo mettersi ad ascoltarli, una sequenza di suoni alti e bassi, era una delizia.

Quelli erano i tempi delle radio libere, delle prime stazioni tv commerciali a diffusione nazionale, del rock puro, della mia prima auto (mi ricordo ancora il cambio a manico di ombrello della mia Renault 6). Contemporaneamente, gli studi procedevano, non con la linearità desiderata dai miei genitori, ma, alla fine, portati a termine. Nel mentre, ho potuto usare prima il Commodore 64, sempre 8 bit, ma con una memoria di ben 64 KB, ed il suo datassette, e poi il mitico Amiga 500, pagato, nel 1988, la cifra stratosferica di oltre un milione delle vecchie lire! Ma ne valeva la pena: CPU a 7,09 MHz, RAM di ben 512 KB, 1 lettore di floppy disk da 3.5 pollici da 720 KB.

Ma il bello del frenetico progresso tecnologico in questo campo doveva ancora venire.

Dopo la laurea, mi sono trasferito a Roma, dove ho cominciato a lavorare come analista programmatore in una Software House che produceva applicativi finanziari, usando i linguaggi Fortran e Cobol.

Ma la programmazione proprio non mi piaceva. Ho quindi deciso di cambiare vita e sono arrivato ad insegnare matematica a Sassari. Nonostante il drastico cambio di settore, non ho mai trascurato la mia passione per l’informatica ed ho continuato a seguire la sua evoluzione. A quei tempi ho acquistato il mio primo cellulare: una valigetta (pesante) con una cornetta sopra. Era quasi tutto batteria, una potenza di trasmissione di 4w, ma una durata di sole 6 ore. Ma tanto, non si poteva usare di continuo, a causa del costo del traffico, che durante il giorno raggiungeva un costo di quasi 2000 lire al minuto. E avevo anche un bel PC IBM-compatibile, assemblato da me, con processore 80386 a 32 bit e frequenza a 20 MHz, con il suo Hard Disk interno ed il suo sistema operativo MS-DOS.

Dopo poco, tuttavia, con l’aggiornamento della macchina, sono passato a Windows 3.1. Per me, che avevo studiato solo in teoria i sistemi MAC, allora gli unici ad avere un’interfaccia grafica avanzata, l’uso del nuovo sistema operativo Microsoft mi ha fatto conoscere un nuovo mondo, fatto di colori, immagini, finestre e, soprattutto di browser per la connessione Internet.

Non ero nuovo all’uso di questo strumento, ma vi assicuro che usare una emulazione di terminale a linea di programma non è la stessa cosa di caricare una bella (almeno per gli standard di allora) pagina web. E che soddisfazione creare il proprio sito!

E veniamo al modem! Abbreviazione di modulatore-demodulatore, trasforma il segnale del computer (digitale) in una forma che possa viaggiare sulle comuni linee telefoniche (analogiche). Le velocità disponibili allora si sono rapidamente migliorate, passando da un valore iniziale da me conosciuto di 4800 baud, al famigerato Limite di Shannon di 56 Kb/s. Più oltre, a quei tempi, non si poteva andare, utilizzando le tradizionali linee in rame della rete telefonica. Si potevano sì raggiungere ampiezze di banda più elevate, ma soltanto utilizzando linee dati dedicate, che solo università, banche e pochi altri potevano permettersi.

In quel periodo, ho avuto la fortuna di lavorare all’Università di Sassari e poter apprezzare ampiezze di banda accettabili, ma quando rientravi a casa e dovevi usare Internet, dovevi farlo in orari notturni, per evitare che il traffico voce sulle linee telefoniche rendesse ancora più lenta la connettività.

Era il periodo in cui si cominciava a parlare di fibra ottica e le ruspe cominciavano a scavare l’asfalto delle strade per creare una rete ottica che coprisse tutta la città. Nel mentre, il mio cellulare era diventato molto più piccolo e la copertura cominciava ad essere più estesa. Inoltre, anche i costi delle telefonate avevano subito un drastico taglio, rendendo il cellulare alla portata di molti.

In quegli anni avevo numerosi PC, sempre rigorosamente da me assemblati, con diversi sistemi operativi: le varie release Windows (3.1, 95, 98, 98SE, Millenium, XP) e varie distribuzioni Linux (OpenSUSE, Fedora, RedHat), ma quello che è velocemente cambiato è stato il mondo delle periferiche di memorizzazione esterne. Ormai il Floppy Disk, che pure era diventato a doppia densità, con una capacità di 1.44 MB, cominciava a non soddisfare più le esigenze dei software (e degli utenti), e dunque si è passati all’uso dei Compact Disk (con relativi lettori e masterizzatori), che hanno rapidamente mandato in pensione le audiocassette ed i supporti di memorizzazione a nastro, anche per quanto riguardava il settore audio. Il CD aveva, all’inizio, capacità di memorizzare audio per 74 minuti, oppure 650 MB di dati, seguito immediatamente dalla versione di 80 minuti audio/700 MB dati.

L’avvento dei masterizzatori e dei supporti riscrivibili diede un forte impulso alla diffusione di questa nuova tecnologia, rendendo inutile, ben presto, il FD Drive, che cominciò a sparire dalle configurazioni dei PC.

Ma anche il CD ha avuto vita breve, sostituito dopo poco dal più capiente DVD che, con capacità inizialmente di 4.7 GB, poi aumentate nelle successive realizzazioni, ha letteralmente mandato in soffitta le collezioni di CD accumulate.

Ma anche il DVD, seppur tuttora usato, ha i giorni contati, soppiantato nell’uso di supporti di memorizzazione (anche audio) basati su memorie Flash, connesse al computer da quel canale che, pur nella sua serialità, è riuscito ad imporsi alla grande: Universal Serial Bus, USB.

Tornando ad Internet, nel frattempo si sono migliorati i browser, è scomparso Netscape, si è imposto Firefox, oltre la costante presenza di IE; ormai la posta elettronica si è ampiamente diffusa, cominciano a nascere i primi blog ed i siti di e-commerce. Insomma, l’offerta si amplia, ma l’ampiezza di banda? In soccorso arriva l’ADSL, una tecnologia trasmissiva che utilizza un segnale digitale che viaggia su doppino telefonico che, riuscendo a superare il predetto limite di Shannon, porta la connettività in rete a valori che cominciano ad essere accettabili, e continuano a migliorare sempre più, senza dover utilizzare la fibra ottica, che viene per il momento accantonata.

Adesso sì che si può veramente utilizzare Internet per un sacco di cose belle, dalle videoconferenze, ai social forum, ai p2p, a strumento di informazione e intrattenimento. E dalla metà del ventunesimo secolo, l’essere connessi diventa uno standard di vita, che condiziona molte persone.

Nascono FB, Twitter, Flickr prima, Instagram poi, gruppi di ogni tipo, deep web e chi più ne ha, ne metta, e la gente ha conosciuto un nuovo mondo, virtuale, forse poco reale, nel quale entrare e restare il più a lungo possibile, grazie anche alla tecnologia telefonica, che nel frattempo ha raggiunto, grazie a cellulari, smart phone e tablet, un livello paragonabile a quello dei PC di qualche anno prima.

Intanto, anche i pen drive si sono evoluti, sia come funzionalità che come capacità di memorizzazione, ed ormai non esiste quasi persona che non si porti appresso il proprio mini HD.

Anche l’audio è entrato prepotentemente nel mondo dell’informatica e di internet, ed i dispositivi per fruire della propria musica, dall’IPOD fino ai comuni lettori di mp3, si diffondono a macchia d’olio.

Nel frattempo, Google si fa largo tra i colossi informatici del momento, imponendosi prima come motore di ricerca di riferimento, poi offrendo tutta una serie di servizi nel settore, che lo fanno divenire l’azienda che è oggi. Ma c’è un fattore innovativo che l’azienda di Mountain View porta avanti, snobbata da altre aziende del settore: l’uso di un nuovo sistema operativo, open e free, chiamato Android. E questo, basato su kernel Linux, con i suoi nomi innocenti ed invitanti (Cupcake, Donut, Gingerbread, Honeycomb, Ice Cream Sandwich, Jelly Bean, Kit Kat, Lollipop, Marshmallow, Nougat) si impone come sistema operativo di riferimento per dispositivi mobile e, per i prossimi anni, costituirà una minaccia, a mio modo di vedere, anche per l’attuale regime quasi di monopolio dei sistemi Microsoft.

Per concludere, in un arco temporale abbastanza breve, ho visto il settore informatico crescere, svilupparsi, diventare maturo, ma sono convinto che ancora ci saranno notevoli sviluppi. Spero che il progresso renda migliore il nostro mondo che, grazie all’informatica, è diventato più piccolo e più trasparente.

Segnalazione evento: Notte Nazionale del Liceo Classico

Come da Nota USR prot. 8941/2016, si segnala che il 13 gennaio 2017 alle ore 18.00–24.00, presso il Liceo “Motzo” in via Don Sturzo 4 a Quartu S. Elena (CA), avrà luogo l’evento Pianeta Classico: alla ricerca delle eredità del mondo greco-romano tra passato e presente… Brevi letture, drammatizzazioni, video, esperimenti, riflessioni intermezzi musicali. Cori, Musicisti e Ospiti vari.

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Programma della Notte Liceo Motzo 2017

Segnalazione corso on-line “Competenze digitali Open Data”

Come da Nota USR prot. 8941/2016, si segnala che sono aperte le iscrizioni alla II edizione del corso on-line, gratuito, “Competenze digitali Open Data”, realizzato da Formez PA su mandato della Direzione generale degli affari generali e società dell’informazione della Regione Sardegna e aperto alla partecipazione del personale degli enti locali della Regione Sardegna.

Il corso online Open data Regione Sardegna, della durata di 20 ore, si svolge interamente online nell’arco di 5 settimane. Questa seconda edizione del corso inizia il 10 gennaio per concludersi il 7 febbraio 2017.
Termine iscrizioni: Giovedì 12 Gennaio 2017 alle ore 14:00

Per informazioni:

Didattica e “nuove tecnologie”

Sono nuovo della community, dunque mi presento. Mi chiamo Attilio Giorgi e sono un docente di discipline informatiche nel corso per adulti dell’ITI “G. M. Angioy” di Sassari. Ho 53 anni e insegno da 23. Da pochissimo ho avuto il distacco presso l’USR Sardegna (sede di Sassari) e mi occupo di Innovazione didattica, nuove metodologie e ricerca didattica (questo è il link al decreto: www.sardegna.istruzione.it/allegati/2016/Decreto%20progetti%20nazionali%20definitivo-signed.pdf). Credo nel mio lavoro e spero di riuscire a migliorare sempre di più, anche grazie al contributo degli utenti di questo sito.

Lavorando in un corso per adulti, ho avuto sempre grandi sfide didattiche. Ho dovuto impostare percorsi di apprendimento non tradizionali, con la creazione totale dei materiali didattici, attraverso l’uso estensivo di PowerPoint ed Internet, e l’uso di una piattaforma di e-learning per la comunicazione a distanza con i miei allievi.

È vero che non è proprio innovativo usare strumenti come Power Point ed Internet per la didattica, ma purtroppo, nonostante oramai le nostre scuole siano quasi tutte dotate di LIM e computer in maniera estensiva, non tutti gli insegnanti sono in grado di utilizzarle nel corso delle proprie lezioni. E questo è dovuto, ritengo, al fatto che il corpo insegnante italiano vede con diffidenza gli strumenti informatici, vuoi perché è necessario imparare ad utilizzarli, vuoi perché bisogna aggiornarsi e mettersi in discussione. Sono d’accordo che per una didattica efficace non è necessario usare obbligatoriamente le nuove tecnologie, però queste sono di aiuto, soprattutto in determinate situazioni.

Ho pensato, per iniziare a collaborare al blog, di postare una breve testimonianza del mio lavoro attraverso l’uso delle nuove tecnologie nella didattica.

Per me è facile parlare di nuove tecnologie. Abituato a trattarne ogni giorno, viste dall’interno, passatemi il termine, e non come semplice utilizzatore, non le vedo poi come tanto nuove. È vero, però, che, come insegnante, non potrei più farne a meno, nella mia attività di formatore.

Anzitutto, Internet è uno strumento essenziale per il mio aggiornamento continuo. Non riesco a stare più di due giorni senza consultare i siti specializzati (sia in italiano che in inglese) che parlano delle più recenti innovazioni nel settore informatico. Tanto per essere chiari, in Computer Science vale tuttora la Prima Legge di Moore, il quale ipotizzò, in un articolo del 1965, che ogni 12 mesi sarebbe raddoppiato il numero di transistor nei microprocessori. In realtà, questa supposizione è stata rivista e corretta fino a fissare, come periodo temporale per il raddoppio dei transistor nei processori, in 18 mesi. Tradotto in termini adeguati per i non addetti ai lavori, ogni anno e mezzo la potenza di calcolo dei computer è doppia rispetto al periodo precedente. E questa è una cosa sbalorditiva, rispetto ai progressi tecnologici negli altri settori industriali. Uno smart phone odierno ha una potenza di calcolo che a mala pena un PC vecchio appena sei anni poteva soltanto immaginare.

Questo si ripercuote in un continuo aggiornamento dell’hardware dei sistemi informatici, con una conseguente ricaduta nella formulazione dei supporti allo studio.

Infatti, ogni due anni devo rivedere e/o ricreare la gran parte delle slides che utilizzo come strumenti didattici. E, a questo ritmo di innovazione, sarebbe poco utile lavorare su dei libri di testo che, dopo due anni sarebbero obsoleti.

Quindi, questo mi porta ad utilizzare Internet per tenermi aggiornato con la progressione tecnologica del settore, oltre che per il mio aggiornamento linguistico. Ma è anche uno strumento formidabile in classe, usato mediante la LIM o i PC del laboratorio, per far vedere direttamente agli alunni cose e processi tecnologici che sarebbe impossibile descrivere a parole.

Questa parte del mio processo didattico si svolge lontano dalle aule, prettamente a casa, supportato da una connessione Internet adeguata e da dispositivi di connettività sparsi un po’ dovunque.

Quando arrivo in classe, dopo aver acceso il mio notebook ed essermi connesso alla rete wifi, aver espletato le formalità burocratiche con la compilazione del registro elettronico, comincio ad interagire con i miei “ragazzi” proiettando le slides programmate per la lezione. Dopo una spiegazione di circa un’ora, con l’ausilio, come detto della LIM e di internet, lascio spazio agli interventi che eventualmente mi vengono proposti, finalizzando quello che è lo scopo ultimo delle mie lezioni: far apprezzare (amare è una parola troppo grossa) gli argomenti che ho spiegato. Non è sempre semplice, ma giuro che faccio del mio meglio perché ciò avvenga.

Questo tipo di approccio, a mio modo di vedere, è efficace ed efficiente nell’insegnamento delle discipline scientifiche, nelle quali, prima di poter focalizzare il quadro complessivo, e quindi poter aprire una discussione e confronto con gli alunni, si deve necessariamente evidenziare l’importanza dei concetti chiave che stanno alla base della disciplina, quali regole, teoremi, caratteristiche fisiche e quant’altro necessario a creare i presupposti perché poi quanto viene descritto possa essere sviluppato. Probabilmente, in altri campi della conoscenza si potrà impostare l’approccio didattico in maniera differente, ma non così nel mio settore.

Ma il mio utilizzo delle nuove tecnologie per la didattica non finisce qui, perché la connessione tra me ed i miei alunni si estende oltre la durata della lezione, grazie all’utilizzo di una piattaforma di e-learning che mi consente di scambiare con i discenti materiali bibliografici, video, avere feedback sulle mie lezioni e, addirittura, proporre questionari e compiti.

Da non trascurare, comunque, l’utilizzo dei PC nei laboratori, per effettuare esercitazioni pratiche, coadiuvato dall’insegnante tecnico pratico.

Tutto questo, facendo uso dei miei fedeli strumenti informatici, di diverso tipo e con sistemi operativi differenti, proprio per avere sempre stimoli nuovi ed approcciarmi alla materia in modo differente.

Resta comunque il fatto che, in questo mondo digitale, il fattore umano, e quindi analogico, resta sempre il motore che spinge a continuare con questo meraviglioso mestiere di comunicatore di conoscenza.

edmodo2
Videata di Edmodo
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Videata di Edmodo

Eventi “Settimana del PNSD” in Sardegna: mappa MIUR e segnalazioni ad hoc

Nella mappa degli eventi dedicati alla Settimana del PNSD compaiono diverse scuole sarde che hanno aderito.

Facendo seguito alla Nota USR prot. n. 8941/2016 (Segnalazione eventi), si propongono in questo post (che verrà eventualmente aggiornato) le che locandine arrivano man mano (se in tempo utile e se di eventi non ancora presenti nella mappa di cui sopra).

Locandina Dove Quando
IC “Caria” di Macomer 30/11

Final PNSD 2016: i materiali dei 5 eventi (Cagliari, Oristano, Olbia, Sassari e Nuoro)

A ogni evento “Final PNSD 2016” (Cagliari, Oristano, Olbia, Sassari e Nuoro) è dedicato un post nel blog: cliccare per visualizzarlo.

Cagliari, 22/09 Oristano, 23/09 Olbia, 26/09 Sassari, 27/09

Nuoro, 28/09

cagliari oristano olbia sassari nuoro
Articolo con i materiali Articolo con i materiali Articolo con i materiali Articolo con i materiali Articolo con i materiali

(Comunicato alle scuole con nota USR Prot.n. 16834).

Qualcosa su #Schoolmakers for PNSD Sardegna

Il 29-30 settembre si è tenuto alla Fiera di Cagliari l’evento Intel® #Schoolmakers Sardegna – e tu, che scuola inventerai?.

L’evento del 29 settembre era in particolare rivolto alla scuola (programma completo su www.eventbrite.it).

I contributi dell’USR e della Scuola Capofila sono stati i seguenti:

FIERA

  • presidio di uno stand dedicato al PNSD (a cura della DS della Capofila Salvatrice Scuderi, della referente della Capofila Simona Cogodda, del Vicepreside della Capofila Giovanni Addis e delle docenti USR Anna Rita Vizzari e Maria Mascia).

TALKS IN PLENARIA

  • talk “Il PNSD in Sardegna”, a cura del Direttore Generale USR Sardegna  Francesco Feliziani,
  • talk “Il PNSD come occasione per collaborare, condividere e confrontarsi”, a cura della Referente PNSD USR Sardegna  Anna Rita Vizzari.

WORKSHOP Area Animatori Digitali – powered by USR

  • I video nella didattica – Formatore: Gianfranco Marini, IIS Brotzu Quartu Sant’Elena,
  • La didattica si fa sempre più interattiva e social -Formatore: Annarella Perra, Liceo classico, linguistico, scienze umane B. R. Motzo Quartu S. Elena (CA),
  • Esperienza pratica e spunti operativi per aggiornare il curricolo di Tecnologia (Scuola Secondaria di Primo Grado) –con Rossella Coghe, Istituto Comprensivo N°2 Quartu,
  • Didattica a bassa direttività aumentata dalle tecnologie – Formatore: Enrica Ena.

Vedere in merito:

Proviamo a metterci in gioco

Care colleghe e cari colleghi

Insegno Latino e Greco presso il Liceo Classico “G.M. Dettori” di Cagliari. Insegno da moltissimi anni, anzi, diciamo pure che ormai per me è più vicina la pensione che l’inizio della carriera scolastica.

Sono sempre stata attratta dalle nuove tecnologie, fin dai tempi in cui per dialogare col computer non era sufficiente cliccare su un’icona intuitiva, come ora, ma occorreva conoscere sistemi operativi complicati o, almeno per me che avevo fatto solo studi umanistici, un po’ repulsivi.

Quando poi il pc è diventato user-friendly, la mia passione è cresciuta e con essa anche la voglia di cambiare il mio modo di insegnare attraverso le nuove tecnologie. E così, coniugare il mondo classico e le discipline umanistiche con internet e le nuove tecnologie è stata la sfida più grande in cui mi sia cimentata: nel 2010 ho aperto per le mie classi il blog didattico “Professoressa Orrù” , che contiene traccia di tutti i progetti digitali e no, che ho realizzato in questi anni; contrariamente alle attese, esso ha avuto un gran successo non solo fra i miei studenti, ma è visitato quotidianamente da numerosissimi docenti e studenti di tutta Italia. Lo scorso anno, poi, sono stata designata Animatrice Digitale della mia scuola ed anche questa nomina è stata per me una nuova occasione, sia di crescita, sia di condivisione, e mi ha fatto sentire – nonostante sia giunta alla fine della carriera – come un’insegnante che si accinge ad intraprendere un nuovo cammino. E’ vero che non sempre “nuovo” è sinonimo di “migliore”, tuttavia se il “nuovo” ha dei presupposti validi, cerca di andare incontro agli studenti di questo tempo (che sono molto diversi da quelli anche solo di 15 anni fa), se riconosce che sono cambiati i metodi di apprendimento delle giovani generazioni, mentre finora – salvo rari casi – sono rimasti sempre identici i metodi di insegnamento dei docenti, allora non resta altro da fare che sperimentare le vie nuove e verificarne l’efficacia.

Gli insegnanti tuttavia devono essere formati e/o formarsi anche personalmente: non ci si improvvisa insegnanti nuovi; occorre mettersi in gioco, non solo per dovere, ma anche e soprattutto per il piacere di affrontare la sfida.

Nello scorso mese di maggio, al termine della formazione degli AD di Cagliari, ho aperto un nuovo blog .

L’idea che mi ha mosso è quella che anch’io, nel mio piccolo, avrei potuto contribuire ad aiutare colleghe e colleghi ancora un po’ impauriti davanti alla velocità del digitale; anch’io avrei potuto provare a cambiare la didattica, a rendere la scuola più adeguata alla nostra società, a rispondere con più efficacia a studenti e studentesse ormai diversi. Lo avrei fatto con la condivisione di quel poco che so e che so fare, con la presentazione delle esperienze che ho già realizzato, con le informazioni di cui sono in possesso e che avrei messo a disposizione per l’utilità che possono avere.

Tanti blogger hanno aiutato me in questi anni. A volte l’hanno fatto senza saperlo, altre volte rispondendo ai miei SOS: attratta com’ero, infatti, dalla possibilità di coniugare le nuove tecnologie con la didattica delle materie classiche, mi scoprivo spesso ad avere tante idee ma a non conoscere la strada per realizzarle; mi sentivo spesso inadeguata e incompetente, con le idee e i progetti che galoppavano, mentre le mie conoscenze digitali restavano sempre un passo indietro ed arrancavano. Gli anni, però, sono passati: ho studiato, imparato, sperimentato e non ho mai smesso di incuriosirmi e di cercare.

Oggi vorrei offrire anch’io il mio aiuto a qualcuno. Non sono un luminare, quindi non competerò certo con titolati esperti già presenti in rete, né mi rivolgerò a chi già sa e vuole approfondire: desidero parlare soprattutto a quei colleghi e a quelle colleghe che, come me allora, pensano di dover cominciare da zero e temono di non potercela fare a stare al passo con i tempi. A loro sarà utile sapere che non occorre essere degli informatici per fare una didattica nuova e spesso le cose sono più semplici di quanto sembri. Il cambiamento deve cominciare dentro di noi; solo dopo possono cambiare i modi e gli strumenti. La società dell’informazione va velocissima e con essa studenti e studentesse delle nostre classi. Non possiamo stare al palo e fermarci a guardare, chiudendoci nelle nostre paure. Poco per volta, tutti i giorni dobbiamo metterci in gioco.

Ho chiamato il blog DxD perché sono una Docente che vuole parlare ai Docenti; “…ma non solo”, perché, abituata come sono a rivolgermi soprattutto ai miei studenti, anche con loro desidero continuare a dialogare.

Visita DxDScuolaDigitale – Mi piacerebbe ricevere feedback e suggerimenti.